Latteria Montello calcolerà l’impronta dei formaggi

Dopo Acqua Minerale San Benedetto e illycaffè, il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare ha individuato un altro capofila nel calcolo del carbon footprint delle filiere alimentari. è Latteria Montello, industria casearia da 90 milioni di euro di fatturato con sede a Giavera del Montello (Tv).
Il produttore di formaggi freschi a marchio Nonno Nanni ha infatti vinto nei giorni scorsi il bando per un progetto finalizzato a calcolare l’impronta di carbonio lungo tutta la filiera e durante le fasi di vita di alcuni dei loro prodotti di punta. E così tre formaggi tra i più amati della tradizione Nonno Nanni – stracchino, stracchino con fermento probiotico e robiola – diventano anche presidi attivi per la salvaguardia dell’ecosistema. L’impegno assunto con il progetto che si è aggiudicato il bando è quello di ridurre e neutralizzare in futuro le emissioni di CO2 in atmosfera.
«Siamo un’azienda, ma anche una famiglia – sottolinea Silvia Lazzarin, responsabile marketing di Latteria Montello – da sempre attenta alle esigenze della tutela dell’ambiente e allo sviluppo armonico del nostro territorio. La vittoria di questo bando ci riempie di autentica soddisfazione anche perché rappresenta un ulteriore riconoscimento del nostro impegno per la sostenibilità dei processi di produzione».

Per i tre prodotti in questione, Latteria Montello realizzerà alcune attività mirate: selezione della metodologia da applicare per il calcolo delle emissioni connesse al ciclo di vita dei prodotti; individuazione, in base ai risultati della fase precedente, di misure e azioni finalizzate alla riduzione delle emissioni di carbonio valutandone i costi/benefici; individuazione di possibili misure e politiche per la neutralizzazione dell’impronta di carbonio.

Per misurare la Carbon Fooprint dei tre prodotti, saranno presi in considerazione la lavorazione, l’impiego e le modalità di produzione di materie prime, la fornitura e il trasporto delle stesse, la produzione, la distribuzione e la vendita dei prodotti dell’industria casearia, ma anche i sistemi di trasporto e gli usi dei prodotti, nonché la gestione di fine vita del prodotto e dei suoi residui.
«Si tratta di un processo impegnativo, ma di grande interesse per la nostra realtà – commenta Lazzarin -, che nel corso degli anni ha già attivato procedure per un maggior risparmio energetico che hanno permesso di raggiungere importanti risultati per esempio nell’ambito della raccolta differenziata, dove la percentuale di imballaggi destinati al recupero è passata negli ultimi anni dal 35% a più del 60 per cento. Inoltre, disponiamo di un impianto di trattamento dei reflui che vengono alla fine utilizzati in agricoltura. Siamo anche riusciti a ridurre le emissioni di CO2 durante le attività aziendali – conclude -, attraverso la riduzione del traffico veicolare».

Per il calcolo dell’impronta di carbonio sarà messa a punto un’idonea metodologia basata sulle procedure standardizzate e riconosciute a livello internazionale (in particolare WRI/WBCSD GHG Protocol). A conclusione della fase iniziale, sarà disponibile un inventario delle emissioni di gas a effetto serra generate dalla filiera produttiva e dalle diverse fasi del ciclo di vita dei prodotti selezionati. Nella fase successiva, verranno studiate e individuate le misure e le azioni finalizzate alla riduzione delle emissioni di carbonio, che potranno comprendere anche interventi di miglioramento dell’efficienza delle strutture esistenti con tecnologie innovative, nonché interventi sull’infrastruttura energetica di Latteria Montello. Infine si procederà con l’individuazione delle possibili misure per la neutralizzazione dell’impronta, con la redazione di un piano per la compensazione delle emissioni che non è stato possibile o non sarà possibile abbattere in seguito alle misure e azioni individuati nella seconda fase.

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