Jorgen Sanders, il mondo tra 40 anni

Ho trascorso questi ultimi 40 anni cercando di salvare il mondo dall’insostenibilità, con scarso successo, e così mi è nata la curiosità di sapere cosa accadrà nei prossimi 40 anni. I limiti dello sviluppo e i successivi Rapporti erano studi di analisi di scenario che descrivevano una serie di futuri diversi, che parlavano del loro merito relativo, e raccomandavano una politica che avrebbe potuto rendere il futuro meno insostenibile.

2052 è un cambio di rotta significativo: in esso propongo ciò che io credo potrà accadere su larga scala tra oggi e il 2052. La previsione è guidata da un modello informatico, ma è anche mediata dalla mia ipotesi del ruolo che giocherà il processo decisionale umano nei prossimi anni.

(…) L’effetto complessivo sul livello di produzione agricola globale sarà limitato nel corso dei prossimi 30 anni, ma poi questa inizierà a diminuire perché le conseguenze del calore sorpasseranno l’effetto della CO2. Ci saranno enormi differenze regionali. Si pensa, per esempio, che a subirne maggiormente le conseguenze potranno essere le coltivazioni di mais negli Usa e quelle di grano in India. Io credo che il pianeta sarà in grado di rispondere alla domanda di cibo nel 2052, ma che molte persone moriranno di fame perché non possono permettersi di pagare per il cibo di cui hanno bisogno: il fattore dominante nel panorama alimentare mondiale sarà la povertà, non i vincoli su terra, acqua e fertilizzanti. Credo che il problema principale, oggi, sia che l’umanità agisce con una visione a breve termine. Questo avviene sia nei mercati finanziari che nei parlamenti democratici, rendendo improbabile che il mercato metta a punto le soluzioni necessarie o che i governi avallino leggi per costringere i mercati a stanziare più finanziamenti per soluzioni ecocompatibili a costo di una riduzione dei consumi. (…) L’Europa dovrà affrontare gli stessi problemi delle altre economie, accentuate dalla scarsità di alcune risorse, ma la capacità dell’Europa di gestire le sfide è più forte di quella degli Usa, credo. La capacità decisionale della Ue non è perfetta, ma l’Europa gestisce meglio degli Usa l’ingiustizia distributiva, così come una struttura economica che limita il suo debito estero. Credo quindi che il consumo pro capite in Europa crescerà verso il 2052, anche se non molto. Sarà l’Europa a guidare gli Usa verso un’economia rispettosa del clima. (…) L’umanità ha già superato una serie di limiti e, in alcuni casi, vedremo il collasso locale prima del 2052, come la probabile perdita delle barriere coralline o del tonno. Il superamento più preoccupante è causato dalle emissioni di gas serra. Si emettono il doppio dei gas di quanto ogni anno può essere assorbito dalle foreste e dagli oceani. Questo superamento è destinato a peggiorare e raggiungerà il picco nel 2030. Solo allora l’umanità comincerà a ridurre le emissioni (…) a dispetto di una continua crescita del Pil.

Non credo che l’umanità sfrutterà fino al limite petrolio, cibo, acqua, perché l’economia crescerà più lentamente di quanto la maggior parte della gente supponga. Così avremo più tempo per sviluppare sostituti. Un Pil più basso del previsto significa minor utilizzo delle risorse.

Il libro contiene 20 articoli su cosa fare per vivere meglio nel futuro e ribadisce le richieste per ridurre il rischio di calamità naturali e la povertà. Ciò significa:
• Ridurre i bambini (in particolare nel mondo ricco, dove ogni bambino ha una grande impronta ecologica).
• Ridurre l’impronta ecologica (in particolare le emissioni di gas serra per persona/anno – e le impronte dei Paesi ricchi che hanno le emissioni più alte pro capite)
• Costruire un sistema energetico a basso tenore di carbonio nei Paesi via di sviluppo. Il mondo ricco deve organizzare e finanziare la realizzazione dei grandi impianti idroelettrici, eolici, solari, biomasse e impianti per la produzione di energia e di calore nei Paesi con le maggiori esigenze.

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