Gri-G4, come ti ingaggio il Cda

Le aziende con un processo consolidato e integrato nel business per la gestione dei temi ambientali e sociali sono solo una piccola parte di quelle che ogni anno pubblicano un rendiconto delle proprie performance di sostenibilità. Non è infrequente, infatti, che le aziende comincino ‘dalla fine’ il proprio percorso di avvicinamento alla sostenibilità, proprio a partire dallo sforzo di adeguarsi agli standard di rendicontazione. Con l’uscita della nuova versione delle linee guida Gri-G4 per la rendicontazione di sostenibilità questo panorama potrebbe però mutare. Infatti, se le versioni precedenti dello standard Gri (G3 e G3.1) si prestavano a un esercizio di ‘spunta’ degli indicatori da rendicontare a partire dai dati disponibili in azienda, la prospettiva implicita nel G4 è opposta: prima occorre decidere su quali temi (economici, ambientali, sociali) focalizzare la propria rendicontazione (i temi ‘material’), e in seconda battuta definire, per ognuno, quali indicatori rendicontare, con quale livello di approfondimento e con quale modalità. In altre parole sta all’azienda la libertà (e la responsabilità) di focalizzare la rendicontazione solo sui temi più rilevanti, e questo rende cruciale il modo in cui questa scelta viene effettuata, vale a dire il processo di determinazione dei temi material, che deve essere solido, trasparente, e non può prescindere da un elevato coinvolgimento del management ai più alti livelli aziendali.


L’analisi di materialità considera da un lato i temi e gli impatti di maggiore interesse per gli stakeholder, sui quali l’azienda è chiamata a rispondere per essere ‘accountable’, dall’altro i temi che sono più rilevanti per l’azienda, cioè che riflettono le aree su cui l’azienda sta focalizzando i propri sforzi strategici e gestionali al fine di prevenire rischi o cogliere opportunità. Portare a sintesi queste due prospettive sulla matrice di materialità (che costituisce l’output dell’analisi), permette di verificare se la rilevanza che l’organizzazione attribuisce a ciascun tema è maggiore, uguale o minore di quella attribuita dagli stakeholder, e quindi di valutare l’allineamento tra il proprio posizionamento strategico e le aspettative del proprio contesto di riferimento. Si passa, così, da un’ottica di minimizzazione degli impatti a un’ottica di integrazione delle variabili sociali e ambientali nelle valutazioni di ordine strategico.
Il processo di analisi di materialità, d’altra parte, non è l’unico aspetto del G4 che implica l’esistenza di processi decisionali che vedano il coinvolgimento dei più alti livelli di management. Anche la sezione sulla governance richiede di descrivere il ruolo del Consiglio di Amministrazione nel definire strategie, politiche, obiettivi sulle tematiche socioambientali, nell’identificare e gestire i rischi e le opportunità legati alla sostenibilità e nell’attribuire responsabilità e deleghe al senior management per la gestione delle tematiche. Con questo forte accento sulla governance della sostenibilità, il G4 ha di fatto ‘alzato l’asticella’ per le aziende che vogliono realizzare una rendicontazione ‘comprehensive’, che diventa accessibile solo per quelle che hanno raggiunto una reale integrazione delle variabili ambientali e sociali nei processi decisionali e gestionali. Quest’impostazione accorcia di fatto la distanza, spesso rilevabile nel panorama della rendicontazione, tra reporting di sostenibilità e strategia, tra livello gestionale e livello decisionale. Lo scenario più auspicabile è che anche stavolta lo standard di rendicontazione faccia da traino, e che le aziende ‘costrette’ a coinvolgere il top management nelle relative valutazioni e a definire processi di governance della sostenibilità più strutturati, si avviino verso una effettiva integrazione delle variabili socioambientali a tutti i livelli della gestione.

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