Kelly Global Workforce Index misura la job satisfaction

Sei felice del tuo lavoro? A questa risposta, sempre più critica in questi tempi di crisi, Kelly Services, leader mondiale nella consulenza per le risorse umane, ha dedicato l’ultimo Kelly Global Workforce Index.

Quest’indagine raccoglie le risposte di più di 120 mila persone di 31 paesi, di cui circa 7 mila in Italia, e mostra gli effetti dei diversi fattori che impattano sul mondo del lavoro attuale, tra cui le differenze geografiche e la responsabilizzazione dei dipendenti, con un particolare focus sui tre gruppi generazionali principali: Y (19–30 anni), X (31–48 anni) e Baby Boomers (49–66 anni).
Nel dettaglio, il terzo capitolo del Kelly Global Workforce Index 2013 analizza il tema della job satisfaction dal punto di vista dei dipendenti, secondo i quali il rapporto con il proprio capo è l’elemento chiave per essere soddisfatti del proprio lavoro.

Secondo il sondaggio, a livello globale, solo il 48% dei lavoratori che ha cambiato azienda nell’ultimo anno è felice del nuovo ruolo. La percentuale più alta si riscontra nell’Asia Pacifica (64%), seguita da Emea (43%) e dalle Americhe (41%). A livello generazionale, invece, i più soddisfatti sono gli appartenenti alla Gen Y (54%), rispetto al 47% della Gen X e al 40% dei baby boomers.
In Italia, invece, si dichiara soddisfatto il 46% dei lavoratori, mentre solo il 12% non lo è. Tra le principali motivazioni dell’insoddisfazione vi è la delusione delle aspettative (19%), la difficoltà d’inserimento all’interno del team (13%) e un lavoro poco stimolante (13%).

Inoltre, il 22% dei lavoratori italiani ha dichiarato di voler cambiare lavoro per potenziare le proprie competenze e per un avanzamento di carriera; il 13% per un lavoro più stimolante; l’11% per una migliore retribuzione e il 9% per un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata.
Un dato interessante emerso dall’indagine rivela che più della metà degli intervistati (55%) dichiara di cercare attivamente un lavoro migliore, anche se gratificata da quello attuale: si tratta di un incremento significativo rispetto al 49% del 2012. I ‘cercatori di lavoro’ più attivi si trovano in area Emea (59%), seguiti da quelli di Asia pacifica (57%) e Americhe (45%).
In media, la frequenza con la quale si cerca un nuovo impiego è di una/due volte la settimana (29%), mentre il 34% ha dichiarato di tenere d’occhio le offerte quotidianamente. Agli occhi del lavoratore, tra i criteri presi in considerazione per valutare il lavoro ideale, al primo posto per il 54% c’è la sede di lavoro, seguita dalla reputazione aziendale o del brand (53%), dalla cultura aziendale (51%) e dalla performance finanziaria (48%).

«Spesso si afferma che i dipendenti non lasciano l’azienda, lasciano il capo – – ha dichiarato Cristian Sala, direttore generale e finanziario di Kelly Services Italia–. Per questo motivo, il datore di lavoro dovrebbe agire attivamente per trattenere e attirare i talenti, migliorando la comunicazione con i propri dipendenti e offrendo maggiori opportunità di formazione. Infatti, nonostante retribuzioni e benefit siano fondamentali per aumentare la motivazione dei dipendenti, è curioso notare che per la maggior parte degli intervistati svolgere un lavoro stimolante lo è ancora di più».

Un indicatore chiave della soddisfazione dei dipendenti è la disponibilità a raccomandare il proprio datore di lavoro. Complessivamente, solo il 29% degli intervistati ha dichiarato di voler consigliare il proprio capo ad amici o colleghi.
I fattori che, a livello globale, influenzano maggiormente questa scelta sono: la cultura e la reputazione aziendale (26%), le opportunità di crescita personale (21%) e la retribuzione (10%). Quando si tratta di giudicare la reputazione di un potenziale datore di lavoro, il 75% degli intervistati prende in considerazione l’offerta di un’occupazione stabile, seguita da una forte leadership (50%) e dall’innovazione aziendale (43%).

Secondo i dati della ricerca, il rapporto con il proprio datore di lavoro gioca un ruolo fondamentale sul morale, sulla qualità del lavoro, sulla job satisfaction e sulla retention dei dipendenti. Infatti, il 60% degli intervistati in EMEA dichiara che i propri diretti responsabili hanno un impatto notevole sul loro livello di soddisfazione ed engagement, mentre in Italia, la percentuale è del 56%.
Cosa dovrebbe fare il capo per migliorare la job satisfaction dei propri dipendenti?

In Italia:
• Il 51% degli intervistati vorrebbe che il proprio datore di lavoro offrisse più opportunità formative;
• il 47% desidererebbe maggiore chiarezza sulle mansioni da svolgere;
• il 24% gradirebbe poter operare con maggiore autonomia;
• il 21% vorrebbe che il proprio lavoro venisse riconosciuto e valorizzato

“Il difficile scenario economico ha messo a dura prova il rapporto tra datore di lavoro e dipendenti. In questo contesto incerto, è fondamentale gestire fin dall’inizio l’onboarding dei neoassunti, facendoli integrare nell’organizzazione, in modo da fidelizzarli all’azienda ed accrescere la job satisfaction”, conclude Cristian Sala.

LE PERCENTUALI PIÚ RILEVANTI NEL CONTESTO ITALIANO
• Il 44% degli intervistati ha cambiato lavoro nell’ultimo anno
• Solo il 12% raccomanderebbe il proprio capo ad un amico o a un collega
• I lavoratori più soddisfatti di aver cambiato impiego nell’ultimo anno sono quelli appartenenti al settore information technology (48%), seguiti dal finance (40%) e dall’healthcare (37%)
• Gli italiani che sostengono che il rapporto con il proprio capo influisca maggiormente sulla job satisfaction sono quelli che lavorano nell’healthcare (37%), nel finance (36%) e nell’engineering (32%)

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