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	<title>Comunicazione Archivi - Green Business Web</title>
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		<title>Milano Marittima, cosa vedere in un week end?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2020 17:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trascorrere una vacanza a Milano Marittima, può essere un’ottima soluzione per chi vuole rilassarsi e allo stesso tempo vivere al contatto con la natura. Ecco una serie di suggerimenti su cosa vedere durante un fine settimana a Milano Marittima. La località di Milano Marittima è da sempre una delle preferite per chi ama il mare e la vita all’aria aperta. Durante i mesi estivi è ricca di attrazioni e di manifestazioni che rendono ancora più varia e completa la sua offerta. Per chi si trova qui per un fine settimana con amici o con la propria compagna, ecco una serie </p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Trascorrere una vacanza a Milano Marittima, può essere un’ottima soluzione per chi vuole rilassarsi e allo stesso tempo vivere al contatto con la natura. Ecco una serie di suggerimenti su cosa vedere durante un fine settimana a Milano Marittima.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La località di Milano Marittima è da sempre una delle preferite per chi ama il mare e la vita all’aria aperta. Durante i mesi estivi è ricca di attrazioni e di manifestazioni che rendono ancora più varia e completa la sua offerta. Per chi si trova qui per un fine settimana con amici o con la propria compagna, ecco una serie di consigli da cui prendere ispirazione.</p>



<span id="more-220"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Il fattore più importante, se non si vuole iniziare con il piede sbagliato la propria vacanza al mare, è scegliere un ottimo <a href="https://www.hotel-solemare.it"><strong>hotel Milano Marittima</strong></a> dove soggiornare. Per godere appieno degli splendidi panorami che questa località offre, è bene prenotare una struttura ricettiva che si trova sul mare. Tra le strutture ricettive più interessanti per offerte e prezzo, si può sicuramente prendere in considerazione l’<strong>Hotel Solemare</strong>. Struttura a conduzione famigliare, pet friendly e con un ristorante ricco di proposte a KM zero, è in grado di offrire una variegata selezione di camere spaziose e luminose.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa vedere a Milano Marittima?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una vasta proposta di attrazioni, negozi e ristoranti sono tra le cose che maggiormente attraggono i visitatori che si recano in vacanza a Milano Marittima (se non si prendere in considerazione il suo litorale e lo splendido mare). Per chi si trova a visitare per la prima volta questa località dell’Emilia Romagna, sono molte le attrazioni da inserire nel proprio itinerario alla scoperta di Milano Marittima.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="919" height="768" src="http://www.greenbusinessweb.it/wp-content/uploads/2020/02/62.jpg" alt="" class="wp-image-226" srcset="https://www.greenbusinessweb.it/wp-content/uploads/2020/02/62.jpg 919w, https://www.greenbusinessweb.it/wp-content/uploads/2020/02/62-300x251.jpg 300w, https://www.greenbusinessweb.it/wp-content/uploads/2020/02/62-768x642.jpg 768w" sizes="(max-width: 919px) 100vw, 919px" /></figure>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Mirabilandia</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi trascorre la prima vacanza a Milano Marittima, il parco di divertimenti di Mirabilandia è senza ombra di dubbio una delle attrazioni imperdibili da visitare. Si tratta di uno dei parchi divertimento più famosi d’Italia, e proprio per quello è bene prepararsi a lunghe code nel periodo di alta stagione. Al momento dell’acquisto del biglietto, può essere una buona idea premunirsi del pass salta coda per le attrazioni più belle del parco.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Pineta di Cervia</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una vera e propria oasi verde che si trova sul confine che divide i comuni di Milano Marittima e Cervia. Immenso polmone verde, dove è possibile passeggiare o immergersi con le biciclette alla scoperta dei sentieri che vi si perdono al suo interno. Ideale per un pic-nic con amici o bambini, offre anche un’area attrezzata dove mangiare e una fattoria didattica dove si può apprendere nozioni interessanti sugli animali che vi vivono.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Papeete Beach</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Spiaggia/discoteca all’aperto resa famosa dai tanti vip che si possono intravedere durante le giornate di festa, il Pappete è uno dei locali simbolo della movida di Milano Marittima.&nbsp; Trascorrere un pomeriggio in questo locale, può essere un’ottima idea per chi vuole iniziare a festeggiare alla grande la propria giornata all’insegna della buona musica e del divertimento.<br> <br> Come è stato possibile vedere, Milano Marittima è ricca di opzioni per rilassarsi e una serie di attività ideali anche a chi ama camminare all’aria aperta tutto il giorno. È una destinazione perfetta per chi ama godere del sole su un litorale, ma anche per gli amanti delle passeggiate e delle escursioni alla scoperta del territorio.</p>
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		<title>Se la ‘colletta’ diventa globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[introw]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2013 23:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È il fenomeno social più popolare del momento. Tanto che, lo scorso aprile, persino il settimanale per ragazzi Topolino è arrivato a dedicargli un intero episodio. Stiamo parlando del ‘crowdfunding’, forma di finanziamento dal basso attraverso l’accumulo di versamenti su piattaforme internet dedicate. Una ‘colletta’ che ha assunto le dimensioni di un business globale, visto che nel 2012 si parlava di 2,7 miliardi di dollari raccolti attraverso oltre 800 piattaforme per finanziare più di 470 mila progetti (fonte: Stochkolm School of economics). La stima parla di 5,1 miliardi di dollari per l’anno in corso. I progetti finanziati sono tra i </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È il fenomeno social più popolare del momento. Tanto che, lo scorso aprile, persino il settimanale per ragazzi <em>Topolino</em> è arrivato a dedicargli un intero episodio. Stiamo parlando del ‘crowdfunding’, forma di finanziamento dal basso attraverso l’accumulo di versamenti su piattaforme internet dedicate. Una ‘colletta’ che ha assunto le dimensioni di un business globale, visto che nel 2012 si parlava di 2,7 miliardi di dollari raccolti attraverso oltre 800 piattaforme per finanziare più di 470 mila progetti (fonte: Stochkolm School of economics). La stima parla di 5,1 miliardi di dollari per l’anno in corso. I progetti finanziati sono tra i più vari, ma un posto d’onore è occupato da cause socio-ambientali, opere di solidarietà, innovazioni green, iniziative sostenibili e di pubblica utilità.</p>
<p>In realtà forme partecipative di finanziamento dal basso sono sempre esistite. A dare slancio, in tempi recenti, a questa modalità di raccolta fondi è stato il web: internet ha infatti reso possibile sia i pagamenti in forma telematica sia la nascita di comunità virtuali per diffondere in modo virale le idee meritevoli.</p>
<p>A ottobre 2013, secondo un’indagine dell’Italian crowdfunding network, persino l’Italia – Paese tradizionalmente piagato dal ‘digital divide’ – conta 27 piattaforme di crowdfunding attive e 14 in fase di lancio, per la maggior parte operative solo sul mercato nazionale. Dal 2005, anno di nascita della prima piattaforma italiana, ‘Produzioni dal basso’, sono stati pubblicati 14.612 progetti sui 52.074 presentati.</p>
<p>Ma dietro alla parola ‘crowdfunding’ stanno in realtà almeno modelli anche molto diversi tra loro. Quello più interessante per il mondo del non profit, è il modello donation-based, che offre la possibilità di sostenere un progetto solidale contribuendo con piccole quote a fondo perduto. «In questo caso, gioca un ruolo fondamentale la capacità dell’associazione di presentare il progetto in modo interessante – spiega<strong> Ivana Pais, sociologa economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e fondatrice dell’Italian crowdfunding network</strong> – e di coinvolgere il maggior numero di utenti attraverso il passaparola digitale. L’elemento innovativo, infatti, consiste soprattutto nelle possibilità offerte da internet di allargare la propria cerchia di contatti».</p>
<p>Come raggiungere il maggior numero possibile di donatori o finanziatori? Può essere utile innanzitutto capire il profilo dei potenziali finanziatori e quali motivazioni li spingono a devolvere cifre più o meno alte a un progetto conosciuto sul web. La sociologia economica ha già dato il via ai lavori di ricerca, concentrandosi su una particolare figura: il personal fundraiser. Un comune cittadino che, pur non lavorando per la onlus, si attiva con particolare entusiasmo nella raccolta fondi online per contribuire in maniera efficace al successo del progetto di crowdfunding, coinvolgendo e stimolando altri utenti a donare. «Dalla nostra ricerca è emerso che esistono molti personal fundraiser che raccolgono anche cifre ragguardevoli, girandole completamente alle onlus – spiega <strong>Paola Peretti, fondatrice della onlus CrazyforDigital Marketing</strong> e coautrice della ricerca insieme a Ivana Pais, intervenute al convegno “Crowdfunding: nuove opportunità per crescere in Italia e nel mondo” nell’ambito del Salone della Csr e dell’innovazione sociale –. Le onlus dovrebbero individuarli, comprenderne a fondo le motivazioni e farne degli alleati preziosi ogniqualvolta intendono dare il via a un progetto di crowdfunding».</p>
<p>Anche in questo caso, la comunicazione svolge un ruolo fondamentale: se la onlus riesce a trasmettere con efficacia l’importanza del proprio progetto, è più facile catalizzi l’attenzione di un personal fundraiser che la aiuti a raggiungere più rapidamente l’obiettivo.</p>
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		<title>Heineken, se bere responsabilmente fa tendenza</title>
		<link>https://www.greenbusinessweb.it/2013/11/heineken-se-bere-responsabilmente-fa-tendenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[introw]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2013 23:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rendere aspirazionale il consumo responsabile di alcol. È questo l’obiettivo del nuovo commercial di Heineken. Il video ha infatti per protagonista un modello positivo, un giovane che – fatto inedito in una pubblicità – a un certo punto della serata in discoteca rifiuta una bottiglia di Heineken preferendo bere acqua. Un comportamento, quello del bere responsabilmente, che viene presentato in un’ottica costruttiva, secondo la quale non eccedere permette di divertirsi appieno. Vogliamo proporre questo nuovo soggetto nella programmazione televisiva 2014, destinando a questa campagna il 10% del budget pubblicitario per il marchio Heineken – spiega Edwin Botterman, amministratore delegato di </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Rendere aspirazionale il consumo responsabile di alcol. È questo l’obiettivo del nuovo commercial di Heineken. Il video ha infatti per protagonista un modello positivo, un giovane che – fatto inedito in una pubblicità – a un certo punto della serata in discoteca rifiuta una bottiglia di Heineken preferendo bere acqua. Un comportamento, quello del bere responsabilmente, che viene presentato in un’ottica costruttiva, secondo la quale non eccedere permette di divertirsi appieno. Vogliamo proporre questo nuovo soggetto nella programmazione televisiva 2014, destinando a questa campagna il 10% del budget pubblicitario per il marchio Heineken – spiega <strong>Edwin Botterman, amministratore delegato di Heineken Italia</strong> a margine del primo colloquio con gli stakeholder Heineken Incontra per presentare il Sustainability Report 2012 –. Siamo soddisfatti del lavoro che l’agenzia italiana Publicis ha portato avanti per coniugare l’immagine di entertainment propria del nostro brand con un messaggio di responsabilità sociale.</p>
<p>L’enfasi sul tema del bere responsabile è confermata da molte iniziative realizzate nel 2012 dalla filiale italiana.</p>
<p><strong>In questa video intervista, Edwin Botterman commenta la scelta del nuovo soggetto pubblicitario di Heineken Italia.</strong></p>
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		<title>Ferrero e Unilever dicono no alla deforestazione</title>
		<link>https://www.greenbusinessweb.it/2013/11/ferrero-e-unilever-dicono-no-alla-deforestazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[introw]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2013 23:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ferrero, prima azienda agroalimentare italiana, ha annunciato questa settimana insieme a Unilever ulteriori impegni per dire no alla deforestazione nelle proprie filiere dell’olio di palma. Un modello da seguire per le altre aziende del settore, che ancora non possono garantire che l’olio di palma utilizzato nei propri prodotti non sia responsabile della distruzione delle foreste in Indonesia. Greenpeace ha recentemente documentato con il rapporto “Licenza di Uccidere” gli incendi nelle torbiere e altri fenomeni di deforestazione all’interno delle concessioni di diversi fornitori della multinazionale Wilmar International, provocati per far spazio a piantagioni di palma da olio. Tra i clienti della </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ferrero</strong>, prima azienda agroalimentare italiana, ha annunciato questa settimana insieme a <strong>Unilever</strong> ulteriori impegni per dire no alla deforestazione nelle proprie filiere dell’olio di palma. Un modello da seguire per le altre aziende del settore, che ancora non possono garantire che l’olio di palma utilizzato nei propri prodotti non sia responsabile della distruzione delle foreste in Indonesia.<br />
Greenpeace ha recentemente documentato con il rapporto “Licenza di Uccidere” gli incendi nelle torbiere e altri fenomeni di deforestazione all’interno delle concessioni di diversi fornitori<br />
della multinazionale Wilmar International, provocati per far spazio a piantagioni di palma da olio. Tra i clienti della multinazionale aziende come <strong>Procter Gamble, Mondelēz e Colgate Palmolive</strong>.</p>
<p><span id="more-31"></span><br />
Ferrero ha sottoscritto, insieme ai suoi fornitori, il Palm Oil Charter, in cui si impegna a rispettare tutte le tipologie di foreste, garantire la tracciabilità dell’intera filiera dell’olio di palma e un<br />
monitoraggio periodico da parte di agenti terzi, come chiede Greenpeace. Entro la fine del 2015, attraverso questo manifesto, sarà in grado così di garantire il 100 per cento dei propri<br />
approvvigionamenti a Deforestazione Zero.</p>
<p>«La produzione responsabile dell’olio di palma esiste. Il passo compiuto da Ferrero dovrebbe servire da esempio alle aziende che acquistano olio di palma di provenienza controversa – afferma<br />
<strong>Esperanza Mora, campagna foreste di Greenpeace Italia</strong> – I consumatorisono sempre più consapevoli e non vogliono essere complici dell’estinzione della tigre di Sumatra e di altre specie minacciate dalle coltivazioni di palma da olio in Indonesia».</p>
<p>Proprio ieri è stato lanciato il gruppo Poig (Palm Oil Innovation Group), che raduna produttori rispettosi delle foreste e diverse ong, tra cui Greenpeace e Wwf, per garantire ai consumatori dei prodotti privi di deforestazione. La nascita di questo gruppo viene dalla necessità di andare oltre la certificazione rilasciata dalla Tavola Rotonda sull’Olio di Palma Sostenibile (Rspo).<br />
«La certificazione Rspo si è dimostrata insufficiente – continua Mora – perché non contempla la protezione di ecosistemi forestali importanti come le foreste torbiere e continua a concedere certificazioni a fornitori che non rispettano neanche i principi base della stessa Rspo. Chiediamo alle aziende di impegnarsi per un olio di palma davvero a Deforestazione Zero».</p>
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		<title>Food Waste, tanti modi per evitarlo</title>
		<link>https://www.greenbusinessweb.it/2013/11/food-waste-tanti-modi-per-evitarlo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[introw]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2013 23:39:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Coinvolgere il mondo accademico e della ricerca, l’industria, la distribuzione organizzata, l’associazionismo e il settore pubblico sul tema urgentissimo degli sprechi agroalimentari lungo tutta la filiera produttiva. Questo lo scopo del primo appuntamento ideato e realizzato da Otall sulla filiera produttiva. Più di 100 persone hanno partecipato riempiendo la Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi alla Provincia di Milano. Il punto di partenza della riflessione sono i numeri che, inesorabilmente, illustrano e prevedono il fabbisogno alimentare nel mondo: nel 2050 la popolazione toccherà i 9 miliardi e, stando alle stime dell’Ocse, i consumi alimentari saranno 15 volte superiori rispetto a </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Coinvolgere il mondo accademico e della ricerca, l’industria, la distribuzione organizzata, l’associazionismo e il settore pubblico sul tema urgentissimo degli sprechi agroalimentari lungo tutta la filiera produttiva. Questo lo scopo del primo appuntamento ideato e realizzato da Otall sulla filiera produttiva.<br />
Più di 100 persone hanno partecipato riempiendo la Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi alla Provincia di Milano. Il punto di partenza della riflessione sono i numeri che, inesorabilmente, illustrano e prevedono il fabbisogno alimentare nel mondo: nel 2050 la popolazione toccherà i 9 miliardi e, stando alle stime dell’Ocse, i consumi alimentari saranno 15 volte superiori rispetto a quelli attuali. Perciò bisogna ripensare totalmente tutta la filiera produttiva, le priorità e le abitudini di consumo.<br />
Tante e diverse le soluzioni proposte.</p>
<p>Nella filiera avicunicola – per fare un solo esempio – il 50% della produzione rappresenta lo scarto e la maggior parte è incenerito impattando sull’ambiente e provocando la perdita di sottoprodotti da riutilizzare. Grazie al progetto Prospare “PROgress in Saving Proteins And Recovering Energy”, condotto per la Ue e coordinato dall’Università di Parma, è stata sviluppata una biotecnologia capace di ottenere cibo di alta qualità dalle carcasse di pollo. L’idrolizzato proteico che ne deriva, infatti, è sicuro e contiene alti valori nutritivi; può essere utilizzato sia nella mangimistica sia per il consumo umano.</p>
<p>D’impatto diverso i Sistemi Agroalimentari Locali (Sal) che, per loro natura, coinvolgono tutti i soggetti di una comunità interessati al cibo. Di rilevanza politica e in crescita a livello europeo, i Sal sono pensati per trattenere la maggior parte del valore aggiunto nel territorio e sviluppare localmente le potenzialità economiche, occupazionali, sociali, culturali e ambientali. I Sal hanno dei punti di attenzione molto interessanti, come l’analisi del life cycle assessment dei prodotti locali, l’individuazione dei punti in cui il rischio di produrre scarti è maggiore e la possibilità di mettere sotto controllo questi critical waste point.</p>
<p><span id="more-12"></span></p>
<p>Secondo un rapporto della Fao del settembre 2013, le perdite di cibo corrispondono nel mondo a 1,3 miliardi di tonnellate-anno, cioè circa un terzo della produzione di cibo. In Italia la cifra sarebbe di 6,6 milioni di tonnellate-anno. Lo spreco di cibo dei Paesi ricchi sia quasi il doppio di quello dei Paesi poveri, ma soprattutto che nei primi oltre un terzo del cibo è sprecato a livello del consumatore, quando alle spese della produzione primaria si sono aggiunte le spese e i consumi di risorse relative alla trasformazione e alla distribuzione commerciale. Per non parlare delle due facce della stessa medaglia: su circa 7 miliardi di persone, circa 1.1 miliardi soffrono di malnutrizione e sottonutrizione e circa 1,3 miliardi sono obese o in sovrappeso, con tutte le patologie e i costi sociali che ne conseguono.<br />
Il futuro alimentare del mondo si trova in Africa, ed è lì che bisogna andare secondo Peri. I tecnologi alimentari italiani devono essere l’avanguardia, emigrando in quelle terre del sud del mondo che nel giro di pochi anni avranno uno sviluppo nella produzione agroalimentare “che cambierà i connotati dell’economia mondiale”.<br />
C’è tanto da fare a livello di tecnologie per abbattere gli sprechi, intervenendo nella logistica, la catena del freddo, il packaging. Perciò Peri sottolinea quello che a livello individuale, collettivo, politico, economico si può fare per ridurre gli sprechi e nutrire finalmente il pianeta, invitando i professionisti come i tecnologi alimentari a farsi promotori dell’esportazione della tecnologia italiana nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p><strong>Francesco Mele, responsabile Slow Food Italia Programma Lotta agli Sprechi</strong>, ha portato l’attenzione su un “sistema alimentare industriale che funziona per distribuire cibo e creare profitto, ma solo grazie al fatto che lungo la filiera si verifichino grandi quantità di sprechi alimentari. Questo sistema trasforma il cibo in merce e gli dà valore solo attraverso il prezzo, senza considerare che il cibo a basso prezzo ha costi sociali e ambientali elevatissimi.” A causa di ciò, le varie definizioni di food waste hanno tenuto in considerazione, fino a oggi, solo criteri quantitativi che non aiutano a comprendere in pieno la realtà: è necessario completarla con elementi di tipo qualitativo e valoriale. “Slow Food può contribuire a integrare la definizione di spreco partendo da uno dei suoi principi fondanti: la produzione di cibo e il cibo stesso – ha sottolineato Mele non possono essere assimilati al concetto di merce o commodity. Lo spreco alimentare non potrà essere combattuto in modo radicale fino a quando al cibo e alla sua produzione non sarà riconosciuto il valore di bene comune”.</p>
<p>«In 20 anni, abbiamo diminuito di oltre il 25% il ricorso alle risorse per ottenere gli stessi prodotti di alta qualità – ha commentato <strong>Massimo Fileni, direttore incubatoio, mangimificio e nuovi progetti del Gruppo Fileni </strong>–. Oggi i prodotti Fileni consumano meno materie prime, energia, acqua di quanto non ne consumassero solo due decenni fa e questo grazie al fatto che l’azienda ha svolto per primo un’accurata Lca analysis per studiare l’impatto della sua attività su carbonio, acqua e terra.</p>
<p>“Anche il mondo della ristorazione collettiva ha una grande rilevanza a livello europeo, producendo un giro d’affari annuo di 77 miliardi di euro, e una importante quantità di rifiuti: dai 250 g a pasto nelle mense scolastiche, ai 630 g della ristorazione ospedaliera, per un totale di 5.5 milioni di t di rifiuti l’anno lungo tutta la filiera – commenta <strong>Andrea Ivaldi, senior consultant di Risteco</strong>, consorzio no profit che lega Italia e Francia con lo scopo di analizzare a livello mondiale la filiera della ristorazione collettiva per trovare modelli maggiormente sostenibili –. Risteco è approdata in Cina, Stati Uniti, Francia, Olanda, Belgio proprio per analizzare questi rifiuti e acquisire le informazioni necessarie a ottimizzare e migliorare l’approvvigionamento delle materie prime, la logistica, la trasformazione e il gradimento del pasto.</p>
<p>«La prossima esposizione universale sta dando i primi fruttuosi risultati – ha commentato <strong>Claudia Sorlini, presidente e coordinatrice comitato scientifico per Expo e professore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche dell’Università degli Studi di Milano</strong> –: obbligare tutti noi a parlare di questi temi e, soprattutto, a rivedere significato e valore del termine cibo. Il tema di Expo 2015 è epocale perché contiene l’accettazione della sfida che deriva dalla grande domanda: come è possibile rendere disponibile a tutta l’umanità un cibo sicuro e di qualità? Per dare risposte, è necessario rivedere tutta quanta la filiera, perché si stanno consumando inesorabilmente tutte le risorse naturali; c’è bisogno di una nuova agricoltura nel rispetto delle biodiversità, di nuove energie, di una nuova industria. Gli obiettivi posti dalle grandi agenzie internazionali come l’Onu al riguardo della fame nel mondo sono lontane dall’essere raggiunti.</p>
<p>“Food Waste, da sperpero a ricchezza” ha goduto dei patrocini di Comune di Milano, Provincia di Milano, Regione Lombardia, Comitato Scientifico Expo 2015, Slow Food Italia, Eating City, e della collaborazione di Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Banco Alimentare, Ufficio d’informazione a Milano del Parlamento Europeo, Istituto Alberghiero Carlo Porta.</p>
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		<title>Rcs Nest, nuovo modello di incubazione digitale</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Oct 2013 13:59:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un progetto di accelerazione di nuove start up nel mondo dei new media e del marketing online. è il progetto lanciato dal Gruppo Rcs e consolidato grazie al venture incubator di startup innovative Digital Magics. Il Gruppo Rcs, in accordo con le linee direttrici del piano per lo sviluppo, e l’incubatore Digital Magics puntano sempre più sulle opportunità del business digitale e danno vita a Rcs Nest: un luogo di scambio di idee e competenze, e una preziosa occasione per lo sviluppo e la crescita di iniziative nuove e dinamiche, che vogliano affermarsi nel panorama dei new media e del </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un progetto di accelerazione di nuove start up nel mondo dei new media e del marketing online. è il progetto lanciato dal Gruppo Rcs e consolidato grazie al venture incubator di startup innovative Digital Magics.<br />
Il Gruppo Rcs, in accordo con le linee direttrici del piano per lo sviluppo, e l’incubatore Digital Magics puntano sempre più sulle opportunità del business digitale e danno vita a Rcs Nest: un luogo di scambio di idee e competenze, e una preziosa occasione per lo sviluppo e la crescita di iniziative nuove e dinamiche, che vogliano affermarsi nel panorama dei new media e del marketing online.<br />
Rcs Nest si pone l’obiettivo di mettere in contatto diverse realtà digitali in un sistema di network all’avanguardia e integrato: grazie all’autorevolezza di Rcs e all’esperienza di Digital Magics, i giovani talenti e creativi italiani avranno l’opportunità di trasformare le proprie idee originali e innovative in business di successo, offrendo contenuti e servizi ad alto valore tecnologico. Il nuovo modello di incubazione digitale punterà su progetti legati alleditoria declinata in diversi ambiti come lo sport, le news, i servizi e la mobilità.<br />
Il nuovo incubatore avrà come scopo la selezione, il supporto e la nascita di attività imprenditoriali, fra le 15 e le 20 entro il 2015 , alle quali il Gruppo Rcs e Digital Magics forniranno mezzi e servizi strategici, logistici, tecnologici e di marketing, insieme a un valido supporto in campo di business management.</p>
<p><span id="more-75"></span><br />
L’impegno di Rcs si concretizza inoltre nella fornitura di servizi alle startup, inclusa la messa a disposizione di uno spazio dedicato nell’headquarter del Gruppo in Via Rizzoli, in modo da favorire il confronto e incentivare la crescita delle neoimprese. Digital Magics metterà a disposizione delle startup incubate all’interno di Rcs Nest i propri servizi di incubazione – investendo capitali propri – per supportare la fase di avvio delle nuove iniziative imprenditoriali.<br />
Più nel dettaglio, laccordo prevede che Digital Magics e Rcs, senza impegno di esclusiva, selezionino startup innovative nel settore digitale ed elaborino con i fondatori un business plan, obbligandosi a sostenere le iniziative selezionate sia dal punto di vista finanziario sia dal punto di vista dei servizi media, logistici e tecnici. È inoltre previsto che, al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo intermedi, si proceda congiuntamente a una ulteriore capitalizzazione delle iniziative, prevedendo che in tali casi Rcs possa acquisire una partecipazione di maggioranza accordandosi sulle relative condizioni economiche, mentre in caso di mancato raggiungimento di tali obiettivi, RCS avrà unopportunità di uscita dallinvestimento. Infine, qualora le iniziative dovessero raggiungere gli obiettivi finali previsti nel business plan, Rcs garantirà a Digital Magics una exit alle condizioni stabilite di volta in volta. L’iniziativa nasce da un accordo di collaborazione tra la controllata Rcs Digital Ventures e Digital Magics, sottoscritto in data odierna.<br />
Il nome e il logo dell’iniziativa sono stati scelti attraverso un concorso internazionale affidato a Zooppa, una delle più attive community dedicate allo sviluppo di contest creativi.<br />
«è il segno tangibile dell’impegno e dell’attenzione che da tempo il nostro gruppo ha profuso per sviluppare e incrementare le proprie attività digitali – commenta <strong>Pietro Scott Jovane, amministratore delegato del Gruppo Rcs</strong>, cogliendo le tante opportunità e i molteplici spunti che il progresso del settore suggerisce al comparto editoriale. Rcs Nest rappresenta così una sfida e una scommessa, oltre che un passo lungo verso il futuro, e Rcs compie questo salto con la competenza e la maturità che da sempre la contraddistinguono. Il progetto – anche per la location stessa che abbiamo messo a disposizione rappresenta inoltre un’occasione di scambio reciproco fra nuove realtà emergenti e una realtà quale quella di Rcs consolidata da una lunga e prestigiosa tradizione editoriale».<br />
«Rcs Nest rappresenta per noi una nuova importante sfida – dichiara<strong>Enrico Gasperini, fondatore e presidente di Digital Magics</strong> <em>(nella foto)</em> –; una partnership con un grande Gruppo multimediale potrà infatti dare ulteriore ossigeno al nostro ecosistema delle startup innovative. Questo accordo di Corporate Venture Capital sarà inoltre di enorme supporto all’innovazione e all’incremento delle attività digitali all’interno di un Gruppo multimediale primario come Rcs, sancendo la nascita di un nuovo processo virtuoso di collaborazione fra l’incubatore e le grandi realtà che vogliono innovarsi, un passo importante per lo sviluppo digitale del Paese«.</p>
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