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	<title>Certificazioni Archivi - Green Business Web</title>
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		<title>Certificazione Lean Six Sigma Green Belt</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 16:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Certificazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per crescere negli affari e vincere sui concorrenti è fondamentale sia comprendere velocemente l’esistenza e la complessità di un problema oppure la possibilità che esso possa verificarsi entro un certo periodo di tempo e con determinate caratteristiche sia agire di conseguenza e rapidamente per risolverlo o prevenirlo. Inoltre, per stimolare la crescita e avere successo sulla concorrenza è altresì importante evitare o ridurre gli sprechi, gli inconvenienti e gli sbagli perfezionando le prestazioni aziendali e incrementando la qualità dei processi, dei servizi e dei prodotti. Ma come fare per ottenere tutto ciò? La risposta a tale domanda è la metodologia </p>
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<p>Per crescere negli affari e vincere sui concorrenti è fondamentale sia comprendere velocemente l’esistenza e la complessità di un problema oppure la possibilità che esso possa verificarsi entro un certo periodo di tempo e con determinate caratteristiche sia agire di conseguenza e rapidamente per risolverlo o prevenirlo. Inoltre, per stimolare la crescita e avere successo sulla concorrenza è altresì importante evitare o ridurre gli sprechi, gli inconvenienti e gli sbagli perfezionando le prestazioni aziendali e incrementando la qualità dei processi, dei servizi e dei prodotti. Ma come fare per ottenere tutto ciò? La risposta a tale domanda è la metodologia <strong>Lean Six Sigma</strong>, un sistema concettuale che mette insieme le nozioni basilari e i mezzi indispensabili per realizzarle dell&#8217;ideologia di produzione efficiente Lean Production e del piano di gestione per la qualità <strong>Six Sigma</strong>.</p>



<p>Si tratta di un metodo intellettuale da impiegare con rigore e coerenza per gestire le risorse aziendali in maniera ottimale così da diminuire i costi, i guasti e i difetti e aumentare la qualità, la credibilità e la competitività dell’impresa. In particolare, il programma Six Sigma è incentrato sull’analisi e l’ottimizzazione dei processi produttivi per ridurne la variabilità attraverso delle specifiche tecniche di gestione. A tal proposito, nei prossimi paragrafi impariamo a conoscere la <a href="https://www.leanprove.com/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">certificazione Lean Six Sigma Green Belt rilasciata da Leanprove</a>: Cos’è, Come si Ottiene, a Cosa Serve.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cos’è la certificazione Lean Six Sigma Green Belt?</h2>



<p>Al giorno d’oggi è importante dimostrare le proprie competenze professionali e aumentare la propria credibilità ottenendo delle certificazioni rinomate e riconosciute in campo internazionale da poter mostrare all’occorrenza, ad esempio, per rassicurare e intrigare i selezionatori, i datori di lavoro e i clienti. A questo proposito, può essere un’ottima idea conquistare la certificazione Lean Six Sigma <strong>Green Belt</strong> per diventare degli esperti nei principi avanzati della metodologia Lean Six Sigma ed essere in grado di guidare o partecipare a dei progetti di miglioramento aziendale. In effetti, molte imprese applicano gli standard Lean Six Sigma e i lavoratori certificati possono garantirne la conformità.</p>



<span id="more-231"></span>



<p>Più nel dettaglio, chi ottiene la certificazione Lean Six Sigma Green Belt può lavorare a supporto o sotto la supervisione dei professionisti <strong>Lean Six Sigma Black Belt </strong>raccogliendo e analizzando dati misurabili e affidabili, studiare e risolvere delle problematiche inerenti alla qualità e partecipare a dei progetti per migliorarla. Al riguardo, i settori professionali cui è possibile accedere certificandosi sono molteplici, ad esempio, l’ambito e-commerce, il settore bancario, la sfera automobilistica, il campo militare, il ramo alberghiero e così via.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come si ottiene</h2>



<p>Per ottenere la certificazione Lean Six Sigma Green Belt bisogna superare un apposito esame del libro chiuso della durata di 3 ore e costituito da 100 quesiti a scelta multipla cui è possibile accedere senza possedere dei particolari prerequisiti tranne una minima esperienza lavorativa retribuita. Talvolta, <strong>l’esame </strong>può includere delle domande aggiuntive che però non vengono valutate nel conteggio finale per superarlo. Nel dettaglio, il test prevede all’incirca 20 quesiti per ogni sezione in cui è suddiviso, viene somministrato sia sul Web dai fornitori autorizzati sia nei centri accreditati che sono situati in tutto il mondo e risulta superato soltanto raggiungendo un punteggio minimo di risposte esatte pari al 70% del totale.</p>



<p>Nel caso in cui si decida di rivolgersi a un centro approvato è possibile scegliere se svolgere l’esame al pc oppure con carta e penna. Comunque sia, è importante arrivare in anticipo per identificarsi attraverso la procedura check-in. Fra le altre informazioni utili, è bene porre l’accento sul fatto che pur non essendo obbligatorio studiare in una scuola per prepararsi all’esame di sicuro aiuta molto<strong> frequentare un buon corso presso un istituto certificato</strong> oppure essere formati da un trainer qualificato o seguire un programma aziendale pertinente. Inoltre, per arrivare più preparati al test è anche favorevole aver già fatto delle esperienze lavorative in ambito Lean Six Sigma e applicazione di progetti nonché aver sostenuto una verifica informale priva di supervisione ufficiale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A che cosa serve</h2>



<p>La certificazione Lean Six Sigma Green Belt serve a dimostrare il superamento dell’esame certificato e l’aggiornamento dei professionisti che la conseguono considerandolo &#8220;attuale&#8221; per un periodo di ben tre anni nonché a influenzare positivamente la carriera futura, il rendimento lavorativo e le capacità di business e di analisi. Inoltre, la certificazione Lean Six Sigma Green Belt può essere inserita nel curriculum e mostrata nei profili online, per esempio, sul servizio web di rete sociale LinkedIn, così da potersi candidare a importanti posizioni manageriali contraddistinte da stipendi eccellenti. Infine, tale certificazione è l’ideale per chi ha un&#8217;esperienza lavorativa di almeno tre anni e desidera comprovare la propria conoscenza dei principi e degli strumenti della metodologia Lean Six Sigma per conquistare le organizzazioni, i fornitori e i clienti che rispettano gli standard di quest&#8217;approccio sistematico.</p>
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		<title>Anche la bellezza ha il marchio Igp</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 15:41:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Certificazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche la crema viso e il bagno schiuma possono essere Igp, esattamente come un olio. Anzi, è proprio dall’olio, e in particolare con l’olio extravergine di oliva toscano Igp biologico, che si produce la prima linea cosmetica al mondo realizzata con un principio attivo Igp. Si chiama Prima Spremitura, è stata realizzata dalla società di cosmetica Idea Toscana, ed è la sola gamma non food – che comprende prodotti per la cura del viso e del corpo – ad aver avuto dal ministero delle Politiche Agricole il marchio Igp, riservato finora agli alimenti. Questo primato esclusivo si deve al fatto </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche la crema viso e il bagno schiuma possono essere Igp, esattamente come un olio.<br />
Anzi, è proprio dall’olio, e in particolare con l’olio extravergine di oliva toscano Igp biologico, che si produce la prima linea cosmetica al mondo realizzata con un principio attivo Igp. Si chiama Prima Spremitura, è stata realizzata dalla società di cosmetica Idea Toscana, ed è la sola gamma non food – che comprende prodotti per la cura del viso e del corpo – ad aver avuto dal ministero delle Politiche Agricole il marchio Igp, riservato finora agli alimenti. Questo primato esclusivo si deve al fatto che l’ingrediente unico che compone i cosmetici è proprio il prezioso olio toscano.<br />
Per tale ragione si configura anche come un prodotto che rispetta lambiente, il territorio e la salute delle persone: perché la materia prima è prodotta attenendosi al rigido disciplinare del Consorzio di tutela, partner attivo del progetto, che permette di preservare tutte le proprietà benefiche dellOlio toscano Igp e il suo valore salutistico, nonché impone le procedure indispensabili per salvaguardare le aree di coltivazione e i processi di lavorazione.</p>
<p><span id="more-93"></span><br />
Inoltre, la linea viso di Prima Spremitura ha ottenuto il massimo livello di certificazione biologica da parte della società certificatrice Natrue e può quindi vantare un ulteriore primato: è la prima ad aver ottenuto la denonimazione bio per tutta la gamma di prodotti in essa contenuti, come la crema idratante giorno, la crema anti età, la crema notte, il latte detergente struccante, lo struccante, il tonico riequilibrante e il contorno occhi e labbra. Questo dimostra quanta attenzione sia stata messa nella realizzazione della linea, e quale livello di qualità sia stato raggiunto per poter offrire al mercato un bene di qualità.<br />
La materia prima naturale scelta non è lavorata in alcun modo, ma utilizzata così come arriva dai frantoi, dopo adeguato controllo e certificazione. Così facendo si trasferiscono alla pelle tutti i benefici che questo principio attivo contiene per nutrire e idratare l’epidermide. Il dosaggio è calibrato in funzione della tipologia e funzionalità del formulato cosmetico, tenendo conto che lolio impiegato è un olio nativo, ricco di principi attivi preziosi per la pelle.<br />
«Siamo davvero contenti di poter dare avvio a quest’avventura – spiega <strong>Antonio Pieri, cotitolare di Idea Toscana</strong> –. Il lavoro che ha portato alla nascita di Prima Spremitura è stato lungo e faticoso, ma solo perché volevamo ottenere il più alto livello di qualità, pari a quello dellolio extravergine di oliva toscano, che riteniamo il più buono e salutare del mondo».</p>
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		<title>Rating di legalità: un passo avanti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[introw]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 16:12:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Certificazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha adottato il regolamento per la concessione del rating di legalità, così come previsto dal decreto sulle liberalizzazioni. Stiamo assistendo alla posa di una pietra fondamentale per la costruzione di un sistema economico più responsabile? A questa domanda risponderanno il corso degli eventi e, soprattutto, il decreto del ministero dell’Economia, che darà indicazioni alle banche su come considerare questo strumento nella valutazione del merito creditizio. Per il momento, concentriamoci sugli aspetti di responsabilità sociale affrontati nel documento. A giudicare da quello che oggi è ufficiale, il supporto fornito dal regolamento alla diffusione di </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha adottato il regolamento per la concessione del rating di legalità, così come previsto dal decreto sulle liberalizzazioni. Stiamo assistendo alla posa di una pietra fondamentale per la costruzione di un sistema economico più responsabile? A questa domanda risponderanno il corso degli eventi e, soprattutto, il decreto del ministero dell’Economia, che darà indicazioni alle banche su come considerare questo strumento nella valutazione del merito creditizio. Per il momento, concentriamoci sugli aspetti di responsabilità sociale affrontati nel documento. A giudicare da quello che oggi è ufficiale, il supporto fornito dal regolamento alla diffusione di pratiche di responsabilità sociale, non sembra particolarmente rilevante. Rispetto alla bozza agostana del regolamento, infatti, tutti i dubbi riguardanti l’aleatorietà con la quale vengono affrontati i temi di Csr e l’autoreferenzialità del processo permangono.<br />
Parlando di responsabilità sociale, al di là dello scarsissimo peso riservatole nella valutazione complessiva (la Csr è uno dei titoli di merito facoltativi), la confusione regna sovrana: l’Agcm mantiene la fumosa dizione della bozza originaria in cui “ladesione a programmi promossi da organizzazioni nazionali o internazionali” – valida ancorché generica istanza – è equiparata all’“acquisizione di indici di sostenibilità”, una dicitura del tutto incomprensibile.<br />
Sarebbe bastato poco per citare o rimandare alle recenti comunicazioni della Commissione Europea sul tema (COM(2001) 366, COM(2011) 681). Dispiegando maggiormente l’ambito d’azione della Csr, si sarebbe potuto parlare di politiche, sistemi di gestione e verifica dei risultati, in grado di abbracciare tutti i portatori di interesse dell’azienda, così come indicato anche dallo linee guida Iso 26000: dipendenti, consumatori, fornitori, generazioni future (ambiente), azionisti e comunità locali. Alla luce di questo punto di vista più strutturato, a maggior ragione il peso assolutamente residuale assegnato alla Csr nella valutazione del rating appare inadeguato.</p>
<p><span id="more-105"></span><br />
Per quanto riguarda gli aspetti di controllo, invece, il rilascio del rating di legalità si basa sull’autocertificazione dei dati da parte dell’impresa richiedente e sulla possibile ma non certa verifica degli stessi da parte dell’Autorità. Il processo, che prevede una richiesta di informazioni da parte dell’Agcm ad altre amministrazioni pubbliche, può verosimilmente scontare ritardi comunicativi, portando a confondere il silenzio degli enti coinvolti con una conferma delle informazioni richieste. In ogni caso, l’attività di controllo dell’Autorità non dovrebbe mai essere lasciata ad una scelta discrezionale o statistica ma eseguita sistematicamente per tutte le richieste ricevute. Su questo fronte, il regolamento adottato presenta qualche miglioramento rispetto alla prima bozza, almeno per la verifica dell’esistenza di condanne definitive per i reati ostativi al rilascio del rating (si parla di “consultazione diretta del sistema informativo del casellario giudiziale” quando questa sarà possibile).<br />
Come osservato durante la fase di consultazione pubblica, il processo poteva essere reso più efficace, introducendo elementi terzi nella valutazione. Per esempio, alle imprese si poteva richiedere di dimostrare il proprio impegno sui temi di Csr, con profili e pareri motivati da parte di valutatori esterni. Per uscire dal far west dell’autodichiarazione, sarebbe stato sufficiente introdurre elementi oggettivi e verificabili, che attestano l’impegno dell’impresa in campo Csr, quali, per esempio, le certificazioni (Sa8000, Iso 14001, Emas, Ohsas 18001…) o la conformità alle linee guida Iso 26000. Così, invece, il misero punteggio migliorativo portato in dote dalle iniziative di Csr assomiglia a un bonus egalitario, per accedere al quale basta dichiarare di fare qualcosa anche solo vagamente affine al campo della responsabilità sociale. Sulla base di che criteri, infatti, l’Agcm deciderà ciò che è Csr e ciò che non lo è?<br />
Infine, per quanto riguarda il mantenimento dei requisiti necessari, l’attività di controllo dell’Agcm, così come gli obblighi informativi delle parti coinvolte nel processo, sembrano interessare solo le possibili problematiche insorte sul territorio italiano, dimenticando il livello di interconnessione con l’estero e internazionalizzazione delle imprese che probabilmente andranno a richiedere il rating. A parte i casi di illeciti antitrust sanzionati dalla Commissione Europea, infatti, tutto il resto sembra si giochi sul terreno di casa propria, in un dialogo tra imprese ed istituzioni, completamente sordo alle sollecitazioni di un mondo globalizzato.<br />
In sostanza, il regolamento disegna uno strumento di valutazione miope fin dalla nascita, che avrebbe potuto essere più innovativo e invece è piegato sul proprio ombelico, focalizzato solo sulle attività domestiche delle imprese e dimentico delle implicazioni globali del business, così come della complessità e varietà di iniziative, impegni e risorse che si celano dietro la generica etichetta di Corporate Social Responsibility.<br />
Proprio per queste ragioni, siamo curiosi di leggere il decreto che guiderà le banche nell’interpretazione e nell’applicazione del rating. Chissà che dall’uso intelligente di uno strumento imperfetto non possa comunque nascere qualcosa di buono.</p>
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