Gri-G4, come ti ingaggio il Cda

Le aziende con un processo consolidato e integrato nel business per la gestione dei temi ambientali e sociali sono solo una piccola parte di quelle che ogni anno pubblicano un rendiconto delle proprie performance di sostenibilità. Non è infrequente, infatti, che le aziende comincino ‘dalla fine’ il proprio percorso di avvicinamento alla sostenibilità, proprio a partire dallo sforzo di adeguarsi agli standard di rendicontazione. Con l’uscita della nuova versione delle linee guida Gri-G4 per la rendicontazione di sostenibilità questo panorama potrebbe però mutare. Infatti, se le versioni precedenti dello standard Gri (G3 e G3.1) si prestavano a un esercizio di ‘spunta’ degli indicatori da rendicontare a partire dai dati disponibili in azienda, la prospettiva implicita nel G4 è opposta: prima occorre decidere su quali temi (economici, ambientali, sociali) focalizzare la propria rendicontazione (i temi ‘material’), e in seconda battuta definire, per ognuno, quali indicatori rendicontare, con quale livello di approfondimento e con quale modalità. In altre parole sta all’azienda la libertà (e la responsabilità) di focalizzare la rendicontazione solo sui temi più rilevanti, e questo rende cruciale il modo in cui questa scelta viene effettuata, vale a dire il processo di determinazione dei temi material, che deve essere solido, trasparente, e non può prescindere da un elevato coinvolgimento del management ai più alti livelli aziendali.

Sostenibilità, un’immagine per raccontarla

Un modello di business virtuoso che dalla dimesione artigianale ha assunto rilievo internazionale, grazie alla cura dei prodotti e delle risorse naturali. L’infografica pubblicata sul numero di giugno/luglio di GreenBusiness (vedi) mostra la crescita di Grom, il produttore di gelato noto per la scrupolosa ricerca delle migliori materie prime, frutto del lavoro appassionato di Federico Grom e Guido Martinetti e delle altre persone che lavorano con entusiasmo al progetto. Grom rappresenta un caso d’innovazione di successo in un settore in cui l’industrializzazione e la ricerca dell’efficienza produttiva aveva ridotto la qualità del prodotto a fattore secondario e allo stesso tempo un esempio di crescita economica sostenibile (green growth).

Nata come gelateria artigianale nel centro di Torino, Grom ha riscontrato un grande successo presso una clientela sempre maggiore, che ha portato la società a crescere in modo esponenziale fino ad aprire gli attuali 62 punti vendita sia sul territorio nazionale che all’estero. Come ci racconta Guido Martinetti, Grom ha sempre tenuto al centro del suo pensiero operativo la terra e l’agricoltura e questo ha guidato un processo di crescita economica sostenibile, che non vede l’ambiente come un ricettore passivo dei rifiuti e dell’inquinamento generato dall’attività produttiva, ma come un enabler della crescita economica aziendale e del benessere umano dei dipendenti e dei clienti.

Gender diversity: fattore di successo per la crescita

Favorire la valorizzazione delle competenze femminili in azienda, ma soprattutto incidere sulla cultura delle differenze di genere e sull’informazione aziendale, trovando il giusto mix di talenti, aspirazioni e competenze tra uomo e donna, capace di migliorare il clima e le performance nelle organizzazioni. Questo il tema principale emerso dal terzo incontro del ciclo ‘Anime Diverse’, ideato e realizzato da Anima per il sociale nei valori d’impresa, associazione non profit promossa da Unindustria, che promuove la cultura della sostenibilità tra le imprese del territorio, in collaborazione con Studio Santarsiero, che si occupa di consulenza nel settore delle risorse umane.
In occasione dell’incontro, si sono confrontate le aziende Ferrovie dello Stato Italiane, Msd Italia e Orange Business Services.

Jorgen Sanders, il mondo tra 40 anni

Ho trascorso questi ultimi 40 anni cercando di salvare il mondo dall’insostenibilità, con scarso successo, e così mi è nata la curiosità di sapere cosa accadrà nei prossimi 40 anni. I limiti dello sviluppo e i successivi Rapporti erano studi di analisi di scenario che descrivevano una serie di futuri diversi, che parlavano del loro merito relativo, e raccomandavano una politica che avrebbe potuto rendere il futuro meno insostenibile.

2052 è un cambio di rotta significativo: in esso propongo ciò che io credo potrà accadere su larga scala tra oggi e il 2052. La previsione è guidata da un modello informatico, ma è anche mediata dalla mia ipotesi del ruolo che giocherà il processo decisionale umano nei prossimi anni.

Fotovoltaico, quale futuro?

Dove andr�? il fotovoltaico senza incentivi? La domanda è d’obbligo dal momento che il supporto pubblico al settore sta per esaurirsi. A tirare le somme sull’andamento del settore e a ipotizzare le stime di sviluppo il Solar Energy Report del Politecnico di Milano che sar�? presentato il 16 aprile, di cui GreenBusiness vi propone un’anteprima.

In un quadro globale di crescita nell’ordine del 3-9% rispetto al 2012, l’anno in corso potrebbe concludersi in Italia con un livello di installato tra gli 1,5 e i 2,2 GW, decisamente inferiore rispetto al 2012.
Riduzione delle tariffe e modifiche relative alle modalit�? di accesso all’incentivazione seguite all’introduzione del Quarto e del Quinto Conto Energia sono alla base della contrazione del mercato, destinato a ridimensionarsi ulteriormente nel 2014, quando in assenza di incentivi si prevede una potenza installata inferiore al GW (–74% rispetto al 2012).
Il Quinto Conto Energia si esaurir�? infatti sicuramente al più tardi nel corso del secondo semestre 2013. Secondo le stime il limite dei 6,7 miliardi di euro potrebbe essere raggiunto gi�? alla fine di giugno 2013, con una conseguente chiusura del sistema incentivante entro la fine di luglio 2013, trascorsi i 30 giorni stabiliti dal Decreto 5 Luglio 2012. L’effetto del Secondo Registro potrebbe però anticipare il raggiungimento del limite di spesa a giugno o, addirittura, a maggio 2013.

Food, le vie dell’etica sono tre

Quali modelli ha a disposizione un’azienda alimentare che vuole comunicare la sostenibilità? È quanto ha cercato di indagare l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo con l’occasione della presentazione dell’indice Poliedro (Pollenzo index environmental and economics design), nato per offrire un parametro univoco di valutazione della sostenibilità dei prodotti alimentari. «La comunicazione delle aziende del food si è finora focalizzata, per così dire, sul ‘modello qualità’ – spiega Giacomo Festi, studioso dell’Università di Pollenzo (nella foto, ndr) –, ovvero ha cercato di trasmettere i concetti di gusto, freschezza, salubrità, valori nutrizionali, ecc. Ebbene, la comparsa del concetto di sostenibilità va a mettere sotto pressione questo modello, rendendo necessari nuovi paradigmi».

Quattro strade
per trasmettere il gusto
Per semplificare, il modello qualità finora sfruttato dall’advertising alimentare prevede quattro modalità. La prima ha come messaggio principale il rispetto di severi standard produttivi (qualità ‘regolata’), per esempio vantando le certificazioni ottenute dall’azienda.

Age Diversity: le best practice di UniCredit e Telecom

Favorire lo scambio intergenerazionale in azienda e il passaggio di valore tra una generazione e l’altra, rinnovare e rimettere in circolo le energie degli over experienced, favorendo l’inserimento e l’apprendistato dei più giovani. Questi i temi principali emersi dal secondo incontro del ciclo ‘Anime Diverse’, ideato e realizzato da Anima per il sociale nei valori d’impresa, associazione non profit promossa da Unindustria, che promuove la cultura della sostenibilità tra le imprese del territorio, in collaborazione con Studio Santarsiero, che si occupa di consulenza nel settore delle risorse umane.

In occasione dell’incontro, si sono confrontate le aziende Telecom Italia e Unicredit. L’esperienza di Telecom Italia rileva quanto sia importante per l’azienda avere un personale il più possibile eterogeneo, non solo dal punto di vista dell’età. «Solo così l’azienda può crescere e rinnovarsi senza dover rinunciare alle conoscenze e alle abilità acquisite nel tempo – spiega Fabio Galluccio, responsabile people caring di Gruppo Telecom Italia (nella foto) – L’allungamento della vita lavorativa aumenta l’age diversity all’interno dei contesti lavorativi. Sempre di più le organizzazioni diventeranno terreno di confronto fra differenti generazioni: almeno quattro generazioni che condividono gli stessi spazi di lavoro e operano sugli stessi processi, ma con caratteristiche e approcci diversi. Diventa quindi sempre più cruciale per le imprese dotarsi di strumenti e di responsabili capaci di cogliere le caratteristiche distintive delle molte generazioni presenti per rendere l’organizzazione un luogo in grado di accogliere e soddisfare le aspettative delle diverse fasce generazionali di popolazione favorendone allo stesso tempo l’integrazione».

Fondazione Uman, uniti per investire….responsabilmente

Paperoni dal cuore d’oro cercasi. C’è questo e molto altro ancora dietro la nascita di Fondazione Uman, prima esperienza strutturata di innovazione dell’investimento responsabile in Italia lanciata e destinata, ci auguriamo, anche a dare un bell’impulso allo sviluppo di una cultura di corporate social innovation. L’obiettivo è ambizioso: indirizzare risorse private verso imprese sociali e creative e connettere l’Italia con le fondazioni filantropiche internazionali per promuovere crescita intelligente e sviluppo umano. Le risorse di partenza di tutto rispetto anche a cominciare da un advisory board di fama mondiale. La connessione con grandi gruppi industriali già ai nastri di partenza. Il contesto di azione sicuramente sfidante se pensiamo che ogni anno nel mondo le fondazioni che promuovono filantropia innovativa mettono insieme risorse per oltre 52,5 miliardi di dollari ma il nostro Paese è clamorosamente assente da questa geografia del giving contemporaneo, esprimendo non meno di 1 miliardo di dollari di raccolta secondo il Global Index of Philanthropy.

L’innovazione sociale per rispondere alla crisi dunque? «Vogliamo sollecitare la creazione di nuovi strumenti di investimento – spiega Giovanna Melandri – e sperimentare in Italia nuove idee per un capitalismo più ‘Umano’ capace di innovare profondamente la finanza, rendendola solidale e socialmente utile». Le cifre e gli esempi in giro per in mondo non lasciano dubbi. Warren Buffet ha destinato oltre 43 miliardi di dollari allo sviluppo umano, battendo il suo amico e concorrente filantropico Bill Gates che ne ha offerti ‘solo’ 40. In America lo chiamano ‘Giving Pledge’ l’impegno a donare più della metà dei propri profitti. Il risultato è che l’82% delle risorse mondiali destinate alla filantropia deriva da fondi privati, e solo il 18% da fondi governativi. La filantropia, quindi, per orientare il cambiamento e perché no, rendere più efficiente grazie a questo nuovo ossigeno il modello di welfare europeo generando un legame virtuoso tra la ‘corporate philanthropy’ e la ‘good society’. Tante le personalità che hanno creduto in questo progetto e oggi siedono nell’Advisory board della fondazione.

Si va dal Premio Nobel Muhammad Yunus a Jacques Attali, Presidente dell’organizzazione Planet Finance; da John Podesta, consigliere del Center For American Progress a Kerry Kennedy, Presidente del Robert F. Kennedy Center For Justice and Human Rigths; da Pamela Hartigan, Direttrice del Centro Skoll per l’imprenditoria sociale a Francesca Boldrini, Direttore Salute e Advocacy Europa della Bill and Melinda Gates Foundation; da Giuliano Amato, presidente dell’enciclopedia Treccan ad Aldo Bonomi, Fondatore del consorzio Aaster insieme a docenti universitari ed esperti del calibro di Sebastiano Maffettone e Stefano Zamagni, oltre al Fondatore della comunità di Sant’Egidio e ora Ministro alla cooperazione Andrea Riccardi. I primi passi operativi? La promozione del legame virtuoso tra Enel Green Power e il Barefoot College per portare elettricità nei villaggi rurali in America Latina tramite impianti fotovoltaici ‘formando’ le donne al ruolo di installatrici-ingegneri solare. E il lancio a breve del primo Impact fund italiano che opererà all’interno del Giin (Global Impact Investing Network), una rete di fondi sociali di investimento lanciata nel 2007 dalla Fondazione Rockfeller che include già oltre 150 fondi a impatto sociale.

Bilancio positivo per gli Stati Generali della green economy

Più di 1.500 partecipanti, circa 40 relatori, due ministri. Gli Stati Generali della Green Economy, la due giorni dedicata alleconomia verde, si sono conclusi e hanno indicato una road map verso la sostenibilità scandita dalle 70 proposte emerse dal lungo processo di partecipativo che ha visto coinvolti più di 1.000 esperti che hanno lavorato su otto temi strategici.
Promossi dal ministero dellAmbiente e da 39 organizzazioni di imprese green con il supporto tecnico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, gli Stati Generali della Green Economy hanno confermato che in Italia la nuova economia verde costituisce il settore più innovativo che crea occupazione, contrasta la recessione ed è proiettato sui mercati internazionali.
«Il successo degli Stati Generali della Green Economy ha detto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile per l’ampio coinvolgimento di diversi settori, organizzazioni e imprese, per l’efficacia della piattaforma unitaria di 70 proposte, per il consenso ampio raccolto negli interventi di esponenti oolitici, sindacali, imprenditoriali, apre in Italia una nuova fase. Mille rivoli si sono incontrati e hanno dato vita ad un fiume, il fiume della green economy che comincia a scorrere anche in Italia. Questo fiume non scomparirà, ma si farà vedere e sentire come forza reale per affrontare la crisi italiana e aprire nuove possibilità di sviluppo».
Una delle 70 proposte, la tesi 46 che prevede di “promuovere unazione specifica per il sostegno allo sviluppo delle rinnovabili termiche”, è diventata già oggi operativa con il nuovo decreto sugli incentivi alle rinnovabili termiche destinati alle famiglie e alla pubblica amministrazione come annunciato, nel corso della sessione finale degli Stati Generali della Green Economy, dal ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera.
Secondo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, i 70 punti indicati dal Programma di sviluppo di una green economy “possono costituire una road map verso lo sviluppo sostenibile e la green economy in Italia può essere una chiave per uscire dalla crisi”.
Leconomia verde in Italia sta mostrando già segnali positivi, nonostante permangano alcune debolezze. Secondo il Rapporto “Green Economy per uscire dalle due crisi” tra i risultati più green i 193 corsi universitari in economia verde, i lavoratori nelle eco-industrie in crescita, il settore delle rinnovabili che impiega già oltre 108 mila lavoratori, le più di 4.500 le aziende di agricoltura biologica – il più alto numero in Europa -, i costi di smaltimento dei rifiuti molto bassi nelle Regioni che hanno scelto la raccolta differenziata spinta.
Gli otto i settori individuati come strategici per lo sviluppo di uneconomia verde sono: strumenti economici; ecoinnovazione, ecoefficienza, riciclo e rinnovabilità dei materiali, efficienza e risparmio energetico; fonti energetiche rinnovabili; tutela e valorizzazione dei servizi degli ecosistemi; filiere agricole di qualità ecologica; mobilità sostenibile.

Arriva il Pioppo certificato

Favorire una gestione consapevole del pioppo e migliorarne i diversi utilizzi in Italia è l’obiettivo principe di PioppOk, comitato tecnico creato da ConLegno, il Consorzio servizi legno e sughero che ha dato vita al nuovo marchio di qualità “100% Poplar Made in Italy”. Una mission ben definita, come si vede, che si propone di diffondere un corretto impiego di questa pianta e della sua intera filiera con un’attenzione particolare alla tutela dell’ambiente.
L’industria legata al pioppo in effetti è una realtà prestigiosa, potente e strategica per la nostra economia, la pioppicoltura è uno dei settori di maggiore interesse per le industrie del legno italiane, soprattutto in seguito alla diffusione di nuovi tipi colturali altamente produttivi e dotati di una buona resistenza alle intemperie e alle avversità. «Le filiere basate sull’utilizzo del legno di pioppo e dei suoi derivati rappresentano per l’Italia un’eccellenza ampiamente riconosciuta anche a livello internazionale – fanno sapere da Conlegno –. Il sistema Italia relativo al pioppo, infatti, unisce molti distretti produttivi tra cui l’industria del mobile e della carta, il comparto dei compensati, il mondo dell’imballaggio in legno e quello della produzione di energia. Per tutti questi settori, la pioppicoltura è il bacino ideale di fornitura di materia prima e assume un’importanza vitale soprattutto se si considera che il nostro paese importa più dei tre quarti del legno che consuma. Attualmente, infatti, la superficie coltivata a pioppo copre circa 65 mila ettari contro una domanda di 3,1 milioni di tonnellate pari a circa 140 mila ettari».