I cinque pilastri della mobilità sostenibile

Nel 2050 sulle strade viaggeranno 2 miliardi di veicoli in più e raggiungeremo così i 4 miliardi di auto circolanti. Già nel 2010, la Cina ha registrato il più lungo ingorgo al mondo: 11 giorni. Il modello di mobilità che abbiamo conosciuto fino a oggi non è più sostenibile, e sono necessarie partnership cross-settoriali per sviluppare nuove soluzioni di trasporto. Se ne è parlato alla sede del prestigioso quotidiano britannico The Guardian, in un evento sponsorizzato da Ford.
In questa videointervista, uno dei relatori del dibattito, Fabio Orecchini (coordinatore della sezione Sistemi per lEnergia e la Mobilità del Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo sostenibile dellUniversità di Roma La Sapienza) espone i fondamentali del proprio approccio allapporto che le energie possono offrire allo sviluppo di un nuovo modello di mobilità sostenibile. Un mondo in cui telecomunicazioni, elettricità, energia e trasporti dovranno integrarsi in una sorta di rete delle reti.

Se l’energia finisce nel cestino

Viviamo tempi in cui le parole d’ordine sono, sempre più spesso, efficientamento e risparmio energetico. Eppure, in Italia, oltre 900 mila kWh di energia, equivalenti alla produzione di 50 mila pannelli fotovoltaici in un’ora, vengono letteralmente buttati nella spazzatura ogni anno. È questo ciò che emerge da una ricerca realizzata grazie a una collaborazione tra Duracell e l’European recycling platform (Erp) sulle batterie usate. E si tratta solamente della punta dell’iceberg, visto che il calcolo è stato realizzato solamente sulle batterie conferite correttamente verso il riciclo, che rappresentano un quarto del totale di quelle acquistate. Il motivo di questo spreco si deve al fatto che una pila su tre viene buttata con ancora il 40% di energia disponibile al suo interno. Ciò accade perché alcuni dispositivi ad alto consumo, come le fotocamere digitali, smettono di funzionare quando ancora la batteria ha a disposizione il 60% della sua energia e può essere utilizzata per far funzionare altri apparecchi, come i giocattoli, le sveglie o i telecomandi. In tempi di crisi, quindi, riutilizzare i propri dispositivi di alimentazione su diversi apparecchi prima di eliminarli è sicuramente utile e la controllata di PG mette a disposizione dei consumatori la propria competenza e illustra sul proprio sito le soluzioni, le strategie e i piccoli trucchi per evitare gli sprechi (vedi un esempio nel grafico).

Origin Green, un piano di sostenibilità per lagrifood irlandese

L’Irish Food Board ha avviato lo scorso settembre il progetto Origin Green, un nuovo programma di sviluppo sostenibile per l’industria food beverage irlandese. Origin Green mira a rendere l’Irlanda un leader mondiale nella produzione sostenibile e di qualità di alimenti e bevande, nonché un riferimento per quei retailer internazionali e fornitori di servizi nel food, che vedono nella sostenibilità uno dei fattori chiave della crescita. Il progetto è già partito e diversi target di sostenibilità sono stati definiti. Secondo un recente studio condotto dalla Commissione europea, l’Irlanda ha tra le più basse impronte di CO2 legate alla produzione lattiero-casearia e di carne nell’Unione europea. L’inglese Cranfield University ha recentemente condotto alcuni studi sull’impronta idrica associata alla produzione lattiero-casearia e di carne irlandese, secondo i quali l’Irlanda presenta un impatto sulle risorse idriche tra i più bassi al mondo.

Per Aper, la green economy richiede più coraggio

I recenti Stati Generali della Green Economy di Rimini hanno posto sotto i riflettori un settore cresciuto negli ultimi anni a una velocità totalmente in controtendenza rispetto al generale contesto nazionale di recessione. Le imprese italiane, insieme a quelle dei partner europei, hanno assunto un ruolo guida nello scenario internazionale. D’altra parte non sarà più possibile invertire la tendenza: come sostenuto in tanti degli interventi delle due giornate riminesi, nel nostro futuro non ci potrà essere sviluppo economico in assenza di sostenibilità ambientale. Parlare di green economy come di un settore diverso dagli altri diventerà un controsenso, in quanto tenderà progressivamente a coincidere con l’intera economia.
Affinché questa previsione diventi realtà sono però ancora molti i tasselli da sistemare e le 70 proposte presentate a Rimini ne sono una testimonianza. Aper ha avuto un ruolo attivo nelle proposte elaborate, in particolare per il comparto dell’energia da fonti rinnovabili, diventato leader nella green economy grazie al successo delle politiche dell’Unione europea in termini di obiettivi vincolanti. Giova ricordare come i target europei fossero inizialmente temuti e avvertiti come troppo ambiziosi, salvo poi rivelarsi, viceversa, addirittura prudenti.

Un database per lecopackaging

Come promuovere i packaging più sostenibili e nello stesso tempo censire le best practice aziendali del settore imballaggi? Basta un database, come Best Pack, che raccoglie le confezioni cellulosiche premiate per la loro attenzione all’ambiente ed è disponibile sul sito di Comieco, il Consorzio recupero e riciclo dell’imballo a base cellulosica. Grazie a menu a tendina è possibile visionare le case study inserite, in funzione del premio assegnato, della categoria merceologica o del Paese di appartenenza, o delle azioni di recupero e riciclo premiate: per esempio ottimizzazione dei volumi o risparmio dello spazio, riduzione dei consumi o delle emissioni, alleggerimenti o minor utilizzo di materie prime. In pratica, schede informative a disposizione di pubblico e aziende, facili da consultare sulle più diverse proposte che coniugano funzionalità, approccio innovativo e attenzione all’ambiente e che hanno ottenuto riconoscimenti legati al concetto di prevenzione in tutta la fase di vita del pack, dal processo di produzione, alla progettazione del consumo, allo smaltimento finale.
Best Pack ora comprende 400 casi e viene aggiornato continuamente.
Dall’analisi di Best Pack il materiale più premiato a livello internazionale risulta essere il cartone teso, il più frequentemente utilizzato per imballaggi destinati al consumatore finale, con oltre 170 casi recensiti, seguito dal cartone ondulato (120 casi) e dalla carta da imballo. Per quanto riguarda l’innovazione, spiccano scatole e astucci, per la biodegradabilità invece sacchi e sacchetti; inoltre, il 40% della banca dati è rappresentato da interventi effettuati sull’imballaggio primario.

Marlon Van Dijk, focus sullo Sroi

Riprendono in grande stile I lunedì di Altis, incontri snelli e a forte carattere operativo che l’Alta scuola impresa e società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano intende organizzare ogni primo lunedì del mese.
L’ospite del primo appuntamento dell’anno è stata Marlon Van Dijk, managing director di Social e-valuator ed esperta di Social Return on Investment, che in questa videointervista illustra lo scenario di un tema di grande attualità, il calcolo del ritorno sugli investimenti dei progetti sociali.

Traduzione:
D. Che cos’è il Social return on investiment e che cos’è social evaluator?
R.: Sroi è una base per misurare il valore sociale su vari stakeholder, mentre il Social e-valuator è un’applicazione su base web che può aiutare a misurare questo Sroi attraverso diversi stakeholder. Consiste in dieci passaggi che conducono facilmente alla misura dell’impatto sociale.
D. Qual è il valore aggiunto di misurare il ritorno sociale dell’investimento fatto?
Dipende da che tipo di organizzazione sei: se sei un investitore sociale, o un impact investor o un investitore filantropico, è usato per decidere meglio e per monitorare e rendicontare l’impatto creato con l’investimento; se invece sei un’impresa sociale, una ong e una non profit, è più uno strumento per il management, per capire su quale classe di stakeholder stai creando hai creato il miglior impatto, oppure come migliorarlo per le pr o il marketing o per migliorare il tuo business.
D.: Quali organizzazioni stanno mostrando al momento maggior interesse
R.: Vediamo un crescente interesse nel modo di investire, perchè i governi di tutt’Europa stanno ritraendosi sul cost saving, quindi vediamo fondazioni familiari, fondazioni d’impresa, banche, che vogliono investire di più in progetti sociali, ma vogliono fare la miglior scelta, quindi sapere quale progetto avrà il maggior o il più elevato impatto sociale, quindi vediamo una crescita sul lato degli investimenti.

 

Ittici: l’impoverimento degli stock e il ruolo dell’acquacoltura

Questo mese la Fao ha pubblicato il ‘World review of fisheries and aquaculture 2012′. Il rapporto indica come la produzione di prodotti ittici nel mondo abbia superato i 150 milioni di tonnellate. Il 40% circa deriva dall’acquacoltura, che sfoggia il tasso di crescita più alto tra i vari settori alimentari. Il peso dei prodotti ittici da pesca, invece, dopo essere quintuplicato rispetto agli anni Sessanta, si è stabilizzato a circa 80 milioni di tonnellate prodotte ed è poco probabile che riprenda la sua crescita, considerato l’impoverimento delle risorse. Il 60% degli stock – popolazioni biologicamente indipendenti di specie pescate a livello commerciale – è già sfruttato al limite della sostenibilità, mentre il 30% è sovrasfruttato.
Considerato un tasso annuale di aumento della popolazione mondiale del 3,2%, e l’avvenuto raddoppio del consumo pro capite di prodotti ittici (da 9 kg a 18 kg ca), è quasi certo che nei prossimi anni l’aumento di domanda verrà soddisfatto da un aumento nella produzione da acquacoltura. La Fao prevede infatti che, nel 2018, le tonnellate di prodotti ittici derivate da acquacoltura supereranno quelle da pesca. Ma l’aumento della produzione da acquacoltura verrà limitato in maniera sempre più incisiva dalla ridotta disponibilità di aree adeguate allo sviluppo della stessa e a limiti tecnologici nell’allevamento – alcune specie non sono riproducibili in cattività. L’incremento della popolazione e dei consumi dovranno certamente ridursi nel corso dei prossimi 20 anni a causa delle limitate risorse e a costi delle materie prime già raddoppiati negli ultimi dieci anni.

Date le premesse e le preoccupanti previsioni in termini ecologici ed economici, è normale che alcune aziende produttrici – armatori, impianti di acquacoltura, trasformatori, traders e la grande distribuzione – si siano attivate per favorire la pesca e acquacoltura sostenibile. Queste aziende hanno compreso che la sicurezza economica e la crescita dipendono dal mantenimento delle risorse e materie prime nel tempo. È così che a livello mondiale la sostenibilità dei prodotti ittici sta divenendo un ‘must’, presupposto fondamentale per la selezione dei nuovi fornitori.
Al fine dell’ottenimento di una certificazione di prodotto da pesca sostenibile, lo stesso deve originare da stock non sovrasfruttati ed essere pescato con metodi selettivi e rispettosi del fondale marino. Per l’acquacoltura la certificazione di sostenibilità della produzione include la verifica di parametri come l’impatto della costruzione del sito di produzione, la qualità delle acque in uscita, la prevenzione delle fughe di pesce e l’ottimizzazione della gestione delle acque, rifiuti ed energia.

In Italia, tre aziende della Gdo – Conad, Coop Italia ed Esselunga – hanno cominciato ad affidarsi ad audit di certificazione di terze parti e al progetto Friend of the Sea, per verificare la sostenibilità dell’origine di alcuni loro fornitori. Agroittica Lombarda, principale produttore al mondo di caviale da storione allevato, e Caviale, da anni contribuiscono con la loro produzione ad alleviare la pressione sullo storione selvatico, tra le specie in pericolo di estinzione. La Cooperativa Astro e la Società Agricola Sterpo (l’Italia è principale produttore europeo di trote) rispettano rigidi parametri di gestione e qualità delle acque. Generale Conserve seleziona, per il suo tonno a marchio As do Mar, solo tonni adulti e solo da flotte certificate sostenibili. Anche i principali produttori di alici e sgombri – Delicius, Isola d’Oro, Rizzoli Emanuelli e Zarotti – si rivolgono a flotte che operano nel rispetto dell’habitat marino. Coam (salmone Scandia) e Fjord selezionano il loro salmone da origini Friend of the Sea.

Insomma, il movimento per la pesca e acquacoltura sostenibile è attivo ed in crescita anche in Italia. Considerata l’estensione delle nostre coste, lo storico rapporto dell’Italia con il mare e la pesca, la pregevole produzione di prodotti di ottima qualità, sarebbe certamente auspicabile che queste iniziative aziendali si moltiplicassero e coinvolgessero un numero sempre maggiore di attori, mantenendo l’autorevolezza di una certificazione svolta da terza parte indipendente e secondo rigidi parametri di sostenibilità.

Trend mobile: le app diventano green

È ormai un fatto consolidato: le App sono uno strumento sempre più utilizzato per lavoro e per divertimento e rappresentano una vera rivoluzione comunicativa.
Secondo l’Osservatorio Mobile Internet Content&Apps della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2011 la spesa degli italiani per la navigazione da smartphone è esplosa con un +52%, salendo oltre quota 800 milioni di euro.
Un altro aspetto evidenziato, altrettanto rilevante, è la crescita del 4% del mercato Mobile Content & Apps (pay e adv) che nel 2011 è giunto a quota 530 milioni e per il 2012 ci si aspetta un ulteriore aumento superiore al 15 per cento.
A ogni necessità la sua App, come dire che la tecnologia è sempre più orientata a fornire ai consumatori strumenti in grado di rispondere a ogni esigenza. E la tecnologia web mobile riveste sempre più un ruolo chiave nella strategia di comunicazione integrata delle aziende, che utilizzano il canale mobile a complemento della comunicazione via web, ma soprattutto per coinvolgere il cliente in un’ottica interattiva.

In Conad, più pesce certificato

Aumentano i prodotti ittici a marchio Conad derivati da impianti di acquacoltura certificati sostenibili che portano sul bancone del fresco dei punti vendita Conad branzini, orate, rombi e trote sostenibili, riconoscibili dall’etichetta Friend of the Sea.

Ogni nuovo impianto di allevamento da cui provengono i prodotti certificati è sottoposto ad audit e ogni fase, dalla produzione alla distribuzione, è oggetto di accurata analisi condotta da organismi indipendenti che seguono i rigidi dettami della certificazione Friend of the Sea.

I clienti Conad non sono nuovi all’etichetta Friend of the Sea che rafforza il marchio di filiera Conad Percorso Qualità, e sanno bene cosa significa: prodotti frutto di allevamenti rispettosi degli habitat critici, mangimi no Ogm e privi di ormoni della crescita,  rispetto della normativa sui parametri delle acque, applicazione di sistemi per prevenire le fughe di pesce, e ottimizzare la gestione dei rifiuti.

«è molto importante per la conservazione dell’ambiente marino che supermercati come Conad integrino nelle proprie strategie di acquisto di prodotti ittici il requisito essenziale della sostenibilità – commenta Paolo Bray, fondatore e direttore di Friend of the Sea.

Latteria Montello calcolerà l’impronta dei formaggi

Dopo Acqua Minerale San Benedetto e illycaffè, il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare ha individuato un altro capofila nel calcolo del carbon footprint delle filiere alimentari. è Latteria Montello, industria casearia da 90 milioni di euro di fatturato con sede a Giavera del Montello (Tv).
Il produttore di formaggi freschi a marchio Nonno Nanni ha infatti vinto nei giorni scorsi il bando per un progetto finalizzato a calcolare l’impronta di carbonio lungo tutta la filiera e durante le fasi di vita di alcuni dei loro prodotti di punta. E così tre formaggi tra i più amati della tradizione Nonno Nanni – stracchino, stracchino con fermento probiotico e robiola – diventano anche presidi attivi per la salvaguardia dell’ecosistema. L’impegno assunto con il progetto che si è aggiudicato il bando è quello di ridurre e neutralizzare in futuro le emissioni di CO2 in atmosfera.
«Siamo un’azienda, ma anche una famiglia – sottolinea Silvia Lazzarin, responsabile marketing di Latteria Montello – da sempre attenta alle esigenze della tutela dell’ambiente e allo sviluppo armonico del nostro territorio. La vittoria di questo bando ci riempie di autentica soddisfazione anche perché rappresenta un ulteriore riconoscimento del nostro impegno per la sostenibilità dei processi di produzione».

Per i tre prodotti in questione, Latteria Montello realizzerà alcune attività mirate: selezione della metodologia da applicare per il calcolo delle emissioni connesse al ciclo di vita dei prodotti; individuazione, in base ai risultati della fase precedente, di misure e azioni finalizzate alla riduzione delle emissioni di carbonio valutandone i costi/benefici; individuazione di possibili misure e politiche per la neutralizzazione dell’impronta di carbonio.

Per misurare la Carbon Fooprint dei tre prodotti, saranno presi in considerazione la lavorazione, l’impiego e le modalità di produzione di materie prime, la fornitura e il trasporto delle stesse, la produzione, la distribuzione e la vendita dei prodotti dell’industria casearia, ma anche i sistemi di trasporto e gli usi dei prodotti, nonché la gestione di fine vita del prodotto e dei suoi residui.
«Si tratta di un processo impegnativo, ma di grande interesse per la nostra realtà – commenta Lazzarin -, che nel corso degli anni ha già attivato procedure per un maggior risparmio energetico che hanno permesso di raggiungere importanti risultati per esempio nell’ambito della raccolta differenziata, dove la percentuale di imballaggi destinati al recupero è passata negli ultimi anni dal 35% a più del 60 per cento. Inoltre, disponiamo di un impianto di trattamento dei reflui che vengono alla fine utilizzati in agricoltura. Siamo anche riusciti a ridurre le emissioni di CO2 durante le attività aziendali – conclude -, attraverso la riduzione del traffico veicolare».

Per il calcolo dell’impronta di carbonio sarà messa a punto un’idonea metodologia basata sulle procedure standardizzate e riconosciute a livello internazionale (in particolare WRI/WBCSD GHG Protocol). A conclusione della fase iniziale, sarà disponibile un inventario delle emissioni di gas a effetto serra generate dalla filiera produttiva e dalle diverse fasi del ciclo di vita dei prodotti selezionati. Nella fase successiva, verranno studiate e individuate le misure e le azioni finalizzate alla riduzione delle emissioni di carbonio, che potranno comprendere anche interventi di miglioramento dell’efficienza delle strutture esistenti con tecnologie innovative, nonché interventi sull’infrastruttura energetica di Latteria Montello. Infine si procederà con l’individuazione delle possibili misure per la neutralizzazione dell’impronta, con la redazione di un piano per la compensazione delle emissioni che non è stato possibile o non sarà possibile abbattere in seguito alle misure e azioni individuati nella seconda fase.